Montagna: Polidori apre una nuova via nella Parete di Padaro.

Spesso gli scalatori si rivolgono alla montagna come se parlassero a una donna. La corteggiano, la amano, cercano di capirla e, spesso, la temono.

Scalare non è solo sport. E’ uno stile di vita, che prevede costanza e una buona dose di umiltà, perché per essere padroneggiata, la natura va prima di tutto capita e rispettata.

Walter Polidori

E lo sa bene Walter Polidori, legnanese, classe 1965, scrittore, istruttore nazionale di alpinismo del Cai, che ha affrontato tante tra le pareti più belle delle Alpi e delle Dolomiti, e spesso ha aperto nuove vie sulla roccia. Come in questa nuova impresa, durante la quale apre una via nella Parete di Padaro, nella Valle del Sarca.

Walter intitola la via Zombie, in ricordo di Dolores O’Riordan, leader dei The Cranberries, scomparsa prematuramente nel 2018.

“Alcune canzoni dei Cranberries mi hanno particolarmente toccato e accompagnato nei miei momenti di felicità o tristezza. Tra tutte, Zombie è quella che considero la mia canzone preferita in assoluto. Il testo è impegnato e triste, una forte denuncia contro una delle tante guerre assurde del nostro mondo. Mi dà una fortissima carica per la grinta con cui il gruppo esprime la sua rabbia”.

La fessura

Si tratta di una via aspra, impegnativa, dove ci sono dei fix (punti di ancoraggio artificiali), ma solo in punti in cui sono indispensabili, dove, cioè, non è proprio possibile salire in altro modo. Una fessura obliqua taglia quasi completamente il centro del grande scudo verticale, è una linea difficile, ma che può essere percorsa con una buona dose di determinazione. La via in questione non è nuova all’alpinista: già tempo prima, dopo una sessione di scalata con l’amico Mattia Guzzetti, l’aveva adocchiata, fantasticando proprio su quella lunga incisione.

Il momento giusto per tentare il colpo arriva in prossimità del matrimonio di Mattia, che sarebbe poi partito per qualche mese alla volta di tutt’altra “vallata”.

L’impresa

“Rivedermi con Mattia aveva creato le premesse per organizzare il tentativo. A breve il mio amico, sposato giusto da una settimana, sarebbe partito con la sua Maddalena per fare volontariato in Africa per diversi mesi. Quanto li stimo. Aprire di nuovo una via insieme sarebbe stato proprio bello, e così avevamo organizzato, io Mattia e Dario Chiari. A dire la verità stavo pensando a una linea che mi sembrava più facile, ma l’entusiasmo e l’insistenza di Mattia mi avevano convinto. Ogni anno ci ricasco, non riesco a fare a meno di mettere cuore e testa in qualche progetto di apertura. Mi fa paura ma mi affascina in una maniera difficile da spiegare.”

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Il primo tentativo il 10 marzo 2019 vede protagonisti Mattia Guzzetti, Walter Polidori e Dario Chiari.

I tre salgono per un tracciato indipendente direttamente dal bosco e “bonificano”, ovvero ripuliscono, rendendolo più semplice, il primo tratto del percorso composto da roccia friabile, terra umida e foglie. La seconda parte della salita prevede una parete più ripida, caratterizzata da strapiombi.

“Procedere su terreno vergine richiede una concentrazione ancora più spinta rispetto ad arrampicare su vie conosciute, dove bene o male si sa cosa ci aspetterà perché si trovano informazioni e relazioni. Lo stato d’animo dipende da cosa ci troviamo davanti: alcune linee naturali, come fessure, lame, diedri, quando presenti indicano la via di salita e permettono di procedere con una certa sicurezza; altre volte la roccia più compatta, ‘difficile da leggere’, impone di salire con grande circospezione, pena trovarsi senza possibilità di tornare indietro”.

Così Walter descrive le sensazioni provate, diverse a ogni nuova avventura.

Il primo tentativo spinge gli amici fino alla fine della fessura, dove trovano una parte su cui non è possibile proseguire. Il giorno seguente Mattia partirà alla volta dell’Africa. Così Polidori ritenta dopo due settimane, seguito da Dario Chiari e Gabriele Mainini.

Per Walter non è solo un’impresa sportiva, ma un modo per allontanare i pensieri, una sorta di catarsi dalla negatività quotidiana. La parete, compatta e strapiombante, non offre terreno facile ai tre. Polidori a un certo punto si ritrova addirittura appeso al trapano, che usava per posizionare i fix alla roccia. “Una situazione ridicola e paurosa, perché non riuscivo a staccarmi da quel benedetto trapano.”

Alla fine, però, la via è conclusa anche grazie all’intraprendenza di Dario, che apre gli ultimi due tiri.

Zombie non è una via molto lunga, circa 200 metri, ma, a detta dei suoi “papà”, è molto “attraente” per chi arrampica, grazie alla lunga fessura che la taglia praticamente in due.

La doppia impresa è compiuta: la via è aperta e i pensieri sono rimasti a casa.

Benvenuta Zombie.