Mercatone uno: i lavoratori pronti allo sciopero nazionale. Il marchio tra Novarese e Vco ha punti vendita a Trecate, Caltignaga, Pombia, Crevoladossola e Gravellona.

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Mercatone Uno

Dopo oltre 4 anni di lotte sindacali e cambi di direzione aziendali sembra non esserci pace per i lavoratori del Mercatone Uno. Il marchio del colosso dell’arredamento, che tra Novarese e Vco ha punti vendita a Trecate, Caltignaga, Pombia, Crevoladossola e Gravellona, per un totale di 200 lavoratori, è finito nuovamente sotto i riflettori mercoledì 10 aprile, quando la società che ha acquisito la proprietà di 55 stabilimenti del gruppo, la Shernon holding, ha presentato domanda di ammissione al concordato preventivo. Una misura che normalmente serve a preparare il terreno alla dichiarazione di fallimento, ma che in questo caso, almeno a detta dei rappresentanti dell’azienda, sarebbe solo un passaggio obbligato nel percorso di ricerca di nuovi investitori.

Il comunicato di Shernon

Nel suo comunicato ufficiale infatti, la Shernon holding parla di una «procedura funzionale alla ristrutturazione aziendale». «L’azienda – scrivono dai vertici – ha ritenuto di avvalersi dello strumento del concordato preventivo per salvaguardare l’operatività e la continuità aziendale, preservando il patrimonio della società, e per superare una situazione di temporanea difficoltà finanziaria. Sono infatti in corso avanzate trattative con nuovi soci ed investitori interessati all’ingresso in società. Dette trattative, pur se molto avanzate, richiedono tempistiche non conciliabili con la tensione finanziaria in essere e, pertanto, lo strumento del concordato con riserva risulta funzionale e necessario al buon esito delle stesse». «Dopo quasi nove mesi e di due diligence – aggiunge il ceo di Shernon holding Valdero Rigoni – ci è chiaro che vanno rivisti dalle fondamenta tutti i principali equilibri e assetti aziendali. L’obiettivo non è uscire dal mercato, ma anzi, ripartire più forti. Affronteremo fin da subito la situazione con estrema determinazione».

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Ma il clima tra i lavoratori non è dei migliori

Le rassicurazione dell’azienda sembrano non convincere tutti i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali. «Dopo un periodo di amministrazione straordinaria che è durata dal 2015 al 2018 – dice la segretaria provinciale della Filcams Cgil Stella Cepile – dopo i contratti di solidarietà, la cassa integrazione, la crisi, l’acquisizione ad agosto dei punti vendita da parte della Shernon holding e i problemi economici creatisi, ora questo annuncio della proprietà non può che preoccuparci. Da mesi la situazione non era rosea dal punto di vista finanziario: si è parlato molto di una possibile ricapitalizzazione, ma questo non è mai avvenuto. Ora i lavoratori si sentono ripiombati alla situazione di tre anni fa, quando il loro lavoro era a rischio e quando sono arrivati i commissari. Abbiamo in programma un incontro al Ministero dello sviluppo economico per il 18 aprile. Speriamo che ci siano buone notizie per allora».

Sulla stessa linea anche il comunicato ufficiale diffuso dai tre sindacati unitari a livello nazionale. «Poco dopo la cessione alcuni soci hanno abbandonato l’azienda ed è rimasto il solo amministratore delegato – scrivono i delegati sindacali – negli ultimi mesi è stato sempre più evidente che la situazione stava degenerando: negozi privi di merce, magazzini completamente vuoti, fornitori che hanno ritirato la merce già consegnata e hanno smesso di effettuare consegne, ritardi nei pagamenti degli stipendi».

Dopo il rinvio dell’incontro al Mise, fissato in un primo momento per il 2 aprile, i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione e definito «vergognosa» la notizia della richiesta del concordato preventivo e «priva di credibilità» la comunicazione dell’azienda. Per questo motivo Cgil, Cisl e Uil richiedono l’intervento del Ministero e proclamano lo sciopero nazionale per tutta la giornata del 18 aprile, in concomitanza con l’incontro al Mise.