Si sono tenuti oggi i funerali dell’88enne Pierluigi Cortellezzi, l’ex proprietario della fornace che dal 1989 non si è mai arreso alla speranza di poter trovare il figlio sequestrato nel 1989.

L’ultimo saluto all’ingegner Pierluigi Cortellezzi

“Ora lui sa la verità”. Così oggi, nella chiesa abbiatese dei Santi Pietro e Paolo, il vescovo ausiliare monsignor Luigi Stucchi ha salutato l’imprenditore Pierluigi Cortellezzi. Un uomo estremamente riservato, ma che tutti conoscevano per la sua attività alla fornace, di cui fu proprietario, e per la tragedia che nel 19689 colpì la sua famiglia e a cui lui mai si rassegnò, il sequestro del figlio Andrea. “Fino a quando il cuore umano può resistere alle prove della vita? – ha chiesto nell’omelia Stucchi – Il cuore di Pierluigi, il cuore di un papà a cui hanno strappato il figlio, ricercato per 30 anni battendo tutte le strade, cercando ogni incontro possibile per riportarlo a casa o almeno per sapere dove poterlo piangere”. “Trent’anni non sono bastati, finora la giustizia ha fallito – ha concluso Stucchi – Ma Pierluigi con la sua ricerca ha sempre tenuto accesa l’umanità di tutti noi, quell’umanità persa da chi vende la vita di qualcuno  in cambio di denaro maledetto. Ora lui dal cielo custodisce una verità che noi ancora non conosciamo, ma che finalmente ha raggiunto”.

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Un “cold case”

Era la stagione dei sequestri, erano gli anni di una Tradate ben lontana da quella di oggi ma che ancora oggi ha lasciato un’impronta forte nella comunità. Ed era il 17 febbraio del 1989 quando Andrea Cortellezzi, allora ventiduenne, scomparve da casa. Il padre Pierluigi ne denunciò subito il rapimento, ma le indagini non riuscirono mai a chiarire cosa sia successo al giovane, nè dove sia stato portato. Negli anni si susseguirono diverse piste che da Tradate, da cui si sarebbe allontanato volontariamente, portavano prima a Reggio Emilia (da cui partì la prima lettera alla famiglia) e poi, forse, alla “vendita”  del giovane da parte di una banda emiliana alla ‘ndrangheta calabrese più “esperta” in lunghi sequestri per 50 milioni. Fu proprio a luglio mentre si trovava nelle mani della criminalità organizzata che si ebbero le sue ultime, macabre, notizie e che nel fascicolo si iniziò a parlare di “sequestro” (nonostante la denuncia proprio del padre fatta un’ora dopo la scomparsa): un orecchio tagliato per spingere la famiglia a pagare il riscatto. L’ultima telefonata dei rapitori risale all’agosto di quell’anno e poi, di Andrea, non si ebbero più notizie.

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