Un piano omicida quello ricostruito dalla Procura pensato e realizzato dall’ex viceprimario del Pronto Soccorso di Saronno Leonardo Cazzaniga insieme all’amante Laura Taroni che ha portato alla morte di Maria Rita Clerici.

Morti in corsia, l’ultimo omicidio “in famiglia”

Quello di Maria Rita Clerici è stato l’ultimo degli omicidi imputati a Leonardo Cazzaniga su cui si è soffermata la requisitoria del pm Maria Cristina Ria prima della richiesta di condanna all’ergastolo per Leonardo Cazzaniga, medico accusato delle morti in corsia all’ospedale di Saronno. Omicidio avvenuto non in ospedale ma nella casa di Lomazzo dove Clerici viveva insieme a Laura Taroni, amante e compagna di Cazzaniga già condannata a 30 anni di reclusione.

LEGGI ANCHE: La Procura chiede l’ergastolo per Cazzaniga

Rapporti difficili

Come già emerso nel corso del processo a Taroni, tra lei e la madre non c’erano buoni rapporti. Clerici era una donna “forte, in salute e risoluta”, come hanno ricordato parenti e conoscenti nel corso del dibattimento, “l’unica donna in grado di imporsi sulla figlia”. Tanto che proprio la figlia, Laura Taroni, la odiava profondamente e provava verso di lei un profondo rancore. In alcune intercettazioni dopo la sua morte, Taroni immagina l’incontro fra la madre e il padre (defunto quando era molto piccola) e la reazione di lui nel vederla: “La prenderebbe a calci, la riempirebbe di botte”. Un sentimento condiviso con la cugina Filomena Pistidda, convinta della supposta relazione fra Clerici e Massimo Guerra (marito di Taroni) sulla quale adombrava anche la somministrazione di farmaci ai bambini per farli addormentare “e fare le cose”. “Troneggiava dappertutto – spiegava Taroni – sminuendomi e umiliandomi”.

LEGGI ANCHE: Sentenza Taroni: “Condotta terribile in ogni sua forma”

Clerici poi si sarebbe intromessa nel rapporto tra Taroni e Cazzaniga, cui era contraria, e più volte avrebbe violentemente discusso con il medico, arrivando anche al contatto fisico. L’ultima lite fra i due, durante la quale Cazzaniga mise le mani alla gola dell’anziana, pochi giorni prima della morte.

Malore inaspettato e tumori inventati

Clerici come ricordato era una donna in salute. Era sotto controllo per una massa benigna sviluppatasi nel seno, che però non le ha mai destato preoccupazione, e non aveva patologie di sorta. Stupisce quindi il suo decesso, avvenuto nell’arco del pomeriggio e della sera del 4 gennaio 2014. A inizio anno Taroni inizia a dire che la madre aveva mal di testa, febbre e stava male, e sempre in quei giorni Cazzaniga si presenta fuori turno in ambulatorio, prelevando un farmaco dall’armadietto dicendo che era, appunto, per la madre della compagna, senza visita e senza prescrizione. Il 4 gennaio Clerici ha nausea e forti dolori. Alle 19, Taroni avverte una parente che la madre sta male rispondendo (alla domanda se avesse chiamato il 118) che la stavano curando lei e Cazzaniga. Poco dopo le 22.30 che è deceduta. Secondo l’accusa, quel giorno Cazzaniga si presentò due volte nella casa di Lomazzo, prima delle 19 e poi alle 20, rimanendo fino all’accertamento della morte, a differenza di quanto da lui dichiarato nel tentativo, sempre secondo la pm, di far coincidere il proprio arrivo quando ormai non c’era più nulla da fare. Cazzaniga e Taroni si rifiutano di chiamare il 118 fino a che Clerici non è ormai in coma e impedendo agli operatori di effettuare qualsiasi manovra sulla donna, già intubata e ventilata dai due. “La chiamata al 118 non aveva lo scopo di salvare Clerici – ha accusato il pm – ma di avere dei testimoni sulle operazioni che i due stavano compiendo per far credere di star cercando di salvarle la vita”. Con i sanitari parla Cazzaniga, che riferisce un quadro anamnestico totalmente inventato: dice che la donna è diabetica, che ha un pregresso tumorale all’utero con recidiva trattata (cosa non confermata da nessuna cartella clinica di nessun ospedale). E sempre lui compila il certificato Istat di morte, parlando di encefalite virale e tutta una serie di conseguenze riscontrabili però solo attraverso tac ed esami mai effettuati. O attraverso un’autopsia non eseguita sul corpo, cremato. “Tutto inventato – ha continuato il pm – Tanto che nonostante parli di encefalite virale, nessuno si è poi preoccupato della profilassi per escludere il contagio, nemmeno per i bambini”.

Leggi anche:  Mazza da baseball in auto, 25enne nei guai

Le incongruenze di Taroni

Al termine del suo processo Taroni è stata condannata per omicidio volontario della madre. La donna in tribunale aveva però cercato di far ricadere ogni colpa sull'(ormai ex) amante, dicendosi che questo si era presentato con una siringa pronta all’uso, riconoscendola in un fibrinolitico (un farmaco usato per fluidificare il sangue) dalla confezione. Peccato però che “la confezione descritta da Taroni non ha riscontro con nessun fibrinolitico in uso, in quel periodo, all’ospedale di Saronno”, ha fatto notare Ria. Un minuto dopo l’iniezione, Clerici va in arresto cardiaco.

Un omicidio premeditato secondo l’accusa, e da tempo. “Hanno approfittato del malore di Clerici per somministrare il fibrinolitico, e per questo Cazzaniga ha scritto dell’encefalite virale. Cazzaniga e Taronin avevano quindi intenzione di far apparire Clerici malata per poterle somministrare dei farmaci, come fatto con il marito Massimo Guerra. La strategia è la stessa“.

TUTTI GLI ARTICOLI SULLE MORTI IN CORSIA ALL’OSPEDALE DI SARONNO