Ucciso dal figlio a Legnano, la città ha dato l’ultimo saluto a Michele Campanella.

Ucciso dal figlio, oggi il funerale nella chiesa del Redentore

Chiesa gremita, nel pomeriggio di sabato 6 luglio 2019, per l’addio all’ex finanziere 71enne ucciso a coltellate dal figlio. Il funerale è stato celebrato alle 14.30 nella parrocchia del Santissimo Redentore, nella quale si sono raccolti parenti, amici e conoscenti ma anche tanta gente comune, sgomenta di fronte a una tragedia famigliare che ha scosso non soltanto il quartiere di Legnanello ma l’intera città. Almeno 500 le persone che hanno voluto stringere in un simbolico abbraccio la moglie Paola Porta, che sta vivendo lo strazio di piangere ola morte del suo compagno di vita per mano del loro unico figlio.

Ucciso dal figlio, un applauso per l'ultimo saluto
La Polizia sul luogo del delitto e, nei riquadri, il killer Marco Campanella e la vittima Michele Campanella

“Non dobbiamo temere che il male prenda il sopravvento”

A officiare il rito sono stati il parroco don Stefano Valsecchi e il coadiutore don Alessandro Viganò. “Ci sono momenti della vita – ha detto il primo – in cui sembra che il male ci allontani l’uno dall’altro e prenda il sopravvento. Ma non è così. Come prima lettura abbiamo scelto la Lettera ai Romani perché c’è un verbo che spiega come Dio opera nella nostra vita per tenerci legati a sé: quel verbo è ‘intercedere’. Non dobbiamo dubitare della sua forza, né smarrirci quando ci sembra che quello che lui ha scelto per noi non sia quello che ci aspettavamo. Come ha scritto il papa emerito Benedetto XVI, ‘nella notte più nera vale di più accendere un fiammifero che maledire l’oscurità’. Dobbiamo restare ‘attaccati’ al Signore e se per caso sentiamo che la corda ci sta scivolando, come se avessimo le mani sudate, dobbiamo pregarlo di tenerci lui e ricordare che è l’Eucarestia che ci tiene legati a Dio. Nel salmo c’era un’altra immagine potente – ha proseguito don Stefano -: quella della porta delle pecore vegliata dal buon pastore. Le greggi a quei tempi erano radunate in cerchi di pietre con un’apertura a guardia della quale si poneva il pastore, che di notte dormiva con i piedi puntati su uno degli stipiti dell’ingresso e la schiena appoggiata all’altro, in modo che nessuno poteva entrare o uscire senza che lui si accorgesse. Lo stesso succede con Dio: a volte ci sembra di non vederlo ma certamente c’è. Spesso noi ci sentiamo come piccole luci, e ci chiediamo che cosa possiamo fare davanti al male. Ma non dobbiamo dimenticare che il Signore ama accendere luci circoscritte per illuminare ad ampio raggio. Ogni nostro sguardo, carezza, opera di bene è custodita gelosamente nel suo cuore, dov’è scritta con lettere di fuoco”.

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L’applauso al feretro dopo la messa

La bara, coperta di fiori bianchi, è stata portata a Trecate per la cremazione. Prima che fosse chiuso il portellone del carro funebre per l’ultimo viaggio terreno, Michele Campanella è stato salutato con un lungo applauso.

 

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