“E’ tornata Tangentopoli?”: il PCI esprime le proprie considerazioni collegate ai 43 arresti in Lombardia con le accuse di: associazione per delinquere aggravata dall’aver favorito un’associazione di tipo mafioso, e finalizzata al compimento di plurimi delitti di corruzione, finanziamento illecito ai partiti politici, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, false fatturazione per operazioni inesistenti, auto riciclaggio e abusi d’ufficio.

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“E’ tornata Tangentopoli?” Il PCI parla degli arrestati in Lombardia

Il Partito Comunista Italiano della federazione di Varese parla degli ultimi arresti avuti in Lombardia, sostenendo che la questione Tangentopoli è una realtà presente e lontano dall’essere cancellata.

“Gli ultimi arresti avuti in Lombardia testimoniano che la questione di tangentopoli è ben lungi dall’essere stata debellata. In realtà, si ha la netta sensazione che il lungo viatico che è cominciato all’inizio degli anni ’80 sia ancora in essere e che risulti attualmente un vero e proprio mefitico magma che anima e dà forma alla vita nazionale. Si è di fronte ad un lungo percorso trasversale che va da Formigoni- Maroni fino a Fontana. Un percorso che ha determinato un attacco al sistema sanitario-ospedaliero pubblico che ha avuto il compito di favorire la sanità privata. A ragione di quanto si sostiene, ricordiamo sia la Riforma dei “Malati Cronici”, sia la riforma del sistema ospedaliero nella sua totalità. Per quanto concerne la prima, fortunatamente è stata bloccata, poiché essa comportava la vendita sul mercato, a gruppi monopolistici internazionali del settore, tutta la gestione dei malati cronici lombardi, facendo così diventare la Lombardia, nuovamente, una regione “apri pista” di processi devastanti per la sanità pubblica ed anche di divisione del tessuto sociale del paese. La seconda invece, quella degli ospedali, basandosi sullo smantellamento del tessuto ospedaliero con una non razionale eliminazione di alcuni centri ospedalieri, considerati eccellenze sul territorio in riferimento alle diverse patologie, per dare origine ad ospedali unici, non fa che favorire l’imprenditoria privata e un ulteriore aggravio della spesa sanitaria a carico dei cittadini. Questo è quanto sta succedendo in tutta la provincia di Varese, con la eliminazione di tutta una serie di realtà ospedaliere territoriali dal nord al sud del suddetto territorio provinciale. Infatti, a Gallarate e a Busto Arsizio, la proposta dell’ospedale unico, fatta dal centro destra, dietro input dell’ ex presidente Maroni, da collocare tra Busto A. e Gallarate, ha già comportato la chiusura e la dismissione di reparti considerati eccellenze della sanità lombarda, senza che questo sia stato sostituito ad un servizio equivalente in grado di rispondere alle esigenze sanitarie dei cittadini.La logica avrebbe richiesto, invece, una precedente costruzione del nuovo ospedale e poi un’eventuale smantellamento delle precedenti strutture. Invece nulla di tutto questo è avvenuto.Sorge spontaneo dunque porsi delle domande: stando a questi ultimi sviluppi giudiziari, si procederà ancora nella direzione della costruzione del siffatto ospedale unico?Quali saranno le conseguenze anche per tutte le partecipate?Inoltre, quali sono e quali saranno, per il futuro, i costi per la collettività? Infine, la domanda all’attuale gestione dell’ente comunale e al sindaco: si sono spesi fior di denari pubblici per la cacciata dei Sinti e non ci si è accorti che all’interno dei diversi organismi comunali e della giunta, accadevano fatti che avevano già da tempo richiamato l’attenzione della magistrature inquirente? Per queste ragioni, politiche e al contempo morali, i comunisti varesini chiedono le dimissioni di questa amministrazione. Alla fine degli anni ’70 il Segretario del Partito Comunista Italiano ebbe modo a più riprese di parlare a proposito della vita amministrativa del nostro paese della presenza della “Questione Morale”. Ancora oggi questa “questione” presenta tutta la sua dirompenza politica in riferimento della cattiva gestione della cosa pubblica, in particolar modo appunto nella nostra provincia, ed è per questo che il PCI della Provincia di Varese a fronte di quanto è accaduto, chiede le dimissioni di tutti gli organismi eletti in nome di trasparenza che reputiamo necessaria per rinsaldare il rapporto dei cittadini con le istituzioni, nonché per lo stesso funzionamento democratico delle Istituzioni Repubblicane.

Maxi-operazione in Lombardia

Sono 43 le persone arrestate per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d’asta, tra cui esponenti politici, amministratori pubblici e imprenditori. Tra questi spiccano Pietro Tatarella candidato di Forza Italia alle Europee per associazione a delinquere e Fabio Altitonante sottosegretario in Regione, per corruzion