Presentato stamattina al Pirellone il trattato nato dall’esperienza nella cura del tumore al seno nelle Breast Unit.

Tumore al seno, i numeri di una piaga sociale

Cinquantacinquemila nuovi casi solo nel 2017. Nel 2015, 500mila decessi. Sono i numeri, più che allarmanti, del tumore al seno. Una malattia che in Lombardia, dove il tasso di incidenza è tra i più elevati, quasi 10mila nuovi casi ogni anno, il 29% di tutti i tumori femminili. E che pian piano inizia a colpire anche le donne più giovani, spesso in età fertile, portando ulteriori problemi e ferite, non solo fisiche.

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Le armi al servizio delle donne

Oggi affrontare, e vincere, il tumore al seno si può. Le armi principali sono due: la prevenzione e la cura in strutture specializzate, le Breast Unit. E’ grazie a queste se, in 15 anni, le possibilità di vincere sono aumentare di 6 punti percentuali arrivando all’87% in Italia e a percentuali ancora maggiori in Lombardia regione che, su entrambi i temi, ha saputo fare da apripista e capofila. Oltre agli screening gratuiti, da anni offerti dalla Regione, l’anno scorso si è riusciti ad ampliare la fascia d’età target portandola da 50-69 anni a 45-74 anni. A questi si aggiungono tutte le esenzioni rivolte alle donne che presentano la mutazione genetica causa del tumore al seno e alle ovaie, senza dimenticare il sostegno, inaugurato l’anno scorso, per le donne in chemioterapia per le quali la Regione ha stanziato l’anno scorso 350mila di contributi per l’acquisto delle parrucche.

Sui passi di Veronesi per accompagnare le pazienti

Se screening e controlli permettono una diagnosi precoce, è nelle Breast Unit che si hanno maggiori possibilità di sconfiggere il tumore al seno. Queste sono reparti multidisciplinari dedicati unicamente alla cura delle pazienti. Luoghi in cui lavorano oncologi, senologi, psicologi e tutti quegli specialisti necessari a far sì che la donna sia seguita e curata in ogni aspetto di questo difficile momento. In Lombardia ce ne sono 38 che offrono un’assistenza a 360 gradi. “Qualcuno ha detto che sono troppe – ha ricordato il presidente della Commissione Sanità della Regione Emanuele Monti – Noi crediamo che trattare al meglio il tumore al seno e offrire alle donne centri d’eccellenza sia la priorità. Grazie agli screening dell’anno scorso si sono scoperti 1200 nuovi casi. Non sono numeri, ma vite che grazie a una diagnosi precoce si possono salvare”. Le Breast Unit sono però solo il centro di una rete che coinvolge istituzioni, ex pazienti, medici ed associazioni come Caos, che a loro volta confluiscono dell’associazione Donna Europa presente in 48 paesi e fondata dal padre delle moderne cure oncologiche Umberto Veronesi.

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Il trattato nato dall’esperienza delle Breast Unit

Cuore dell’evento la presentazione del Trattato “Senologia – Diagnosi, terapia e gestione” realizzato dalla dottoressa Francesca Rovera (professoressa all’Insubria e direttrice della Breast Unit dell’Asst Sette Laghi) con i colleghi Pietro Panizza (Primario di Radiologia del San Raffaele) e Fedro Alessandro Peccatori (oncologo dell’Istituto Europeo di Oncologia e pioniere dell’Oncofertilità). “Questo testo non è un manuale di senologia- ha premesso Rovera – Qui raccontiamo e spieghiamo ciò che è la quotidianità della nostra professione, la gestione di una donna che riceve una diagnosi che le sconvolge tutto. Quello che facciamo non è occuparci della malattia ma accompagnare una paziente, gestendo quotidianamente una donna in un gioco di squadra che esprima un abbraccio terapeutico“.

L’importanza della rete

La battaglia contro il tumore al seno, come detto, non vede impegnati solo medici e pazienti. Nell’ “abbraccio terapeutico” definito da Rovera, c’è l’enorme impegno delle associazioni e del volontariato. “La grande risorsa della Lombardia, oltre alle eccellenze sanitarie”, ha ricordato  Alessandro Fermi, Presidente del Consiglio regionale della Lombardia che ha aperto la mattinata. Ma soprattutto, come sottolineato da Adele Patrini, Presidente dell’Associazione C.A.O.S. Onlus di Varese “la più grande innovazione, oltre a quella scientifica, è di tipo culturale e riguarda il ruolo che la paziente gioca entrando da protagonista nel team di cura”.

Qui gli interventi dell’assessore al Welfare Giulio Gallera, del vicepresidente del Consiglio Regionale Francesca Brianza e del presidente di Caos Adele Patrini.

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